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Dimissioni del lavoratore per giusta causa

Una particolare attenzione merita la procedura relativa alle dimissioni del lavoratore/trice per giusta causa, ovverosia dimissioni causate dal verificarsi di eventi che non consentono la prosecuzione del rapporto di lavoro subordinato.

 
A chi si rivolge
A lavoratori/trici dipendenti da datori di lavoro privati e pubblici.


Contenuti e procedure
Attualmente le disposizioni di legge affermano che il lavoratore ha il diritto di recedere senza preavviso dal rapporto di lavoro in caso di giusta causa. Ciò non comporta l'esclusione dal beneficio dell'indennità sostitutiva del preavviso.
L'Inps nella circolare n. 163/2003 ribadisce, sulla base di quanto finora stabilito dalla giurisprudenza, che si considerano "per giusta causa" le dimissioni determinate dalle seguenti condizioni:

  • mancato pagamento della retribuzione;
  • aver subito molestie sessuali sul posto di lavoro;
  • modificazioni peggiorative delle mansioni lavorative;
  • c.d. mobbing, ossia crollo dell'equilibrio psico-fisico del lavoratore a causa di comportamenti vessatori da parte dei superiori gerarchici o dei colleghi (spesso tali comportamenti consistono proprio in molestie sessuali o demansionamento, già previsti come giusta causa di dimissioni). Il mobbing è un fatto reale ormai accettato dalla giurisprudenza (Corte di Cassazione, sentenza n. 143/2000);
  • notevoli variazioni delle condizioni di lavoro a seguito di cessione ad altre persone (fisiche o giuridiche) dell'azienda (Corte di Giustizia Europea, sentenza del 24 gennaio 2002;
  • spostamento del lavoratore da una sede all'altra, senza che sussistano le "comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive" previste dall'art. 2103 codice civile (Corte di Cassazione, sentenza n. 1074/1999);
  • comportamento ingiurioso posto in essere dal superiore gerarchico nei confronti del dipendente (Corte di Cassazione, sentenza n. 5977/1985).
Secondo quanto espresso dalla Corte Costituzionale con sentenza n. 269 del 24 giugno 2002, le dimissioni per giusta causa, comportando uno stato di disoccupazione involontaria, non escludono la corresponsione dell'indennità ordinaria di disoccupazione.

Nella citata circolare n. 163 del 2003 l'Inps ha evidenziato quali sono i documenti che il lavoratore deve produrre ai fini dell'istanza allo stesso istituto.
In particolare, oltre ad averne diritto dal punto di vista dei versamenti contributivi, il lavoratore dovrà corredare la domanda con una documentazione (dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà di cui agli artt. 38 e 47 del DPR n. 445/2000) da cui risulti la sua volontà di "difendersi in giudizio" nei confronti del comportamento illecito del datore di lavoro (allegazione di diffide, esposti,denunce, citazioni, ricorsi d'urgenza ex articolo 700 cod. civ. , sentenze, ecc. contro il datore di lavoro, nonché ogni altro documento idoneo), impegnandosi a comunicare l'esito della controversia giudiziale o extragiudiziale. Nel caso in cui l'esito della lite dovesse escludere la ricorrenza della giusta causa di dimissioni, l'Inps procederà al recupero di quanto pagato a titolo di indennità di disoccupazione.

In merito al libretto di lavoro che in base alla vecchia normativa rimaneva in custodia del datore di lavoro per tutta la durata del rapporto di lavoro è stato abolito dall'articolo 8 del Decreto Legislativo n. 297/2002 insieme a molte altre norme della legge n. 56/87. Al suo posto, presso i Centri per l'impiego, è stato istituito un elenco anagrafico-professionale al quale il disoccupato deve chiedere di iscriversi fornendo le informazioni sulla propria storia formativa e professionale. Contestualmente si può rilasciare una dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro. Si evidenzia che in mancanza della presentazione al Centro per l'impiego territorialmente competente e del rilascio della suddetta dichiarazione non si risulterà più disoccupati bensì ritirati dal lavoro.
E' consigliabile chiedere l'iscrizione alla lista di mobilità allegando la documentazione che dimostri la presentazione dell'istanza per il riconoscimento della giusta causa.
 


 

 
Principali riferimenti normativi  

 Modelli